Le malattie del coniglio: l’ascesso mandibolare

Gli ascessi sono una patologia, purtroppo, molto frequente nei conigli e, ahimè, sono anche una delle principali cause che portano al decesso di questi meravigliosi ma delicatissimi animali. Qui vogliamo occuparci con particolare attenzione agli ascessi localizzati in zona mandibolare o circostante, la cui origine risiede, di norma, nella degenerazione di una o più radici dentarie.


Gli ascessi sono formazioni infette di pus che, frequentemente, si incapsulano formando delle “palline” delle più svariate dimensioni, spesso visibili verso l’esterno o rilevabili al tatto. Talora gli ascessi si formano anche all’interno del cavo orale e, in tal caso, verranno rilevati dal veterinario con l’esplorazione della bocca. Possono formarsi anche nel giro di poche ore e assumere dimensioni enormi.


Molto spesso, anche qualora l’ascesso non fosse facilmente rilevabile all’esterno, si può sospettare questa patologia (ma anche altre quali problemi renali) se si vede che il coniglio fatica a mangiare, mostra segni di dolore e/o beve molto; talora si può rilevare che il coniglio desidera il cibo perché lo annusa e corre incontro perché affamato, ma poi, dopo un primo tentativo, desiste dal cibarsi: questo comportamento è infatti tipico dell’animale che, pur desiderando il cibo, ha problemi in bocca (denti, lesioni o, appunto, un ascesso) che provocano fastidio e/o dolore nella masticazione.


Purtroppo il pus proveniente dalla zona infetta, di frequente, si scava la strada attraverso le ossa, infettandole e provocando quella che in gergo tecnico viene definita col nome di osteomielite che, indebolendo la struttura dell’osso può comportarne un’estrema fragilità e la frattura. Talora, invece, il pus si scava la strada e arriva all’occhio o all’orecchio, causando danni a questi organi, nel primo caso provocando cecità (si può spesso notare una macchia bianco-giallognola che riempie la cavità pupillare) e nel secondo sordità e perdita dell’equilbrio.


Le cause dell’insorgenza di ascessi mandibolari possono essere molteplici e, come si è già detto, la più frequente è la degenerazione di una o più radici dentarie, ma possono insorgere anche a causa di lesioni che si infettano o altre patologie, compresa la pasteurellosi. Fattori predisponenti sono sempre e comunque, come per altre patologie boccali, la malocclusione e una non corretta alimentazione a base di semi e granaglie e povera di fibre e fieno.


Sebbene, di norma, il primo tentativo, sia sempre quello di risolvere la patologia con terapia antibiotica, nella maggior parte dei casi ciò risulta insufficiente ed è necessario un intervento chirurgico per asportare la neoformazione e ripulire la zona infetta. In tal caso, se tramite una lastra e/o l’esplorazione diretta, viene individuata la radice che ha causato l’insorgere della patologia, si provvede all’estrazione della stessa e del relativo dente, nella speranza di evitare recidive che, purtroppo, sono molto frequenti.

Nella maggior parte dei casi il veterinario, non chiude la ferita completamente in modo da lasciare un drenaggio che consenta la fuoriuscita di ulteriore materiale infetto che deve essere accuratamente ripulito una o più volte al giorno e seguito da apposita medicazione. Per la difficoltà delle operazioni necessarie nel postoperatorio molto spesso il veterinario tiene ricoverato presso di sé l’animale per alcuni giorni o è necessario portarlo da lui quotidianamente per la medicazione. In ogni caso la guarigione non è immediata e anche in futuro bisognerà tener controllato il nostro piccolino per verificare che non si presentino recidive.


Indispensabile contattare immediatamente un veterinario esperto in esotici che provvederà alla visita ed esplorazione del cavo orale e agli esami del caso. Come per il blocco intestinale o altre patologie, troppo spesso si tende a dire “domani lo porto” ma bisogna tener presente che “domani” potrebbe essere già troppo tardi In attesa del veterinario, è comunque bene aiutare l’animale a cibarsi e bere, se il caso con alimentazione forzata e, sentendo prima il veterinario, aiutarlo a combattere eventuale dolore con appositi farmaci e l’infezione con un antibiotico a largo spettro (sempre e solo sotto prescrizione di un veterinario esperto in esotici).

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